http://dati.culturaitalia.it/resource/oai-culturaitalia-it-museiditalia-work_64851 an entity of type: E22_Man-Made_Object

Il cammeo, ammirato soprattutto per la rarità della dimensione e la bellezza della pietra, piuttosto che per la qualità dell'incisione (cfr. Zobi 1853, p. 51), compare citato negli inventari a partire dal 26 giugno 1700, quando l'opera fu mandata al custode della Galleria degli Uffizi, Sebastiano Bianchi, dentro una custodia di teletta dorata. L'incisione fu creduta opera di due autori diversi: il primo avrebbe eseguito verso la metà del Cinquecento la "Strage degli Innocenti"; il secondo, avrebbe inciso il retro con la "Fuga in Egitto" più tardi, verso la metà del secolo successivo. Pur lasciando aperto il problema, ci sembra che il cammeo possa essere stato inciso da un unico artista, forse di origine tedesca, attivo tra la fine del '500 e l'inizio del '600. Ci sembra calzante il confronto con una placchetta bronzea con "Il ratto delle Sabine" dei primi anni del XVII secolo conservata presso Bowdoin College (A. S. NORRIS-I. WEBER, "Medals and Plaquettes from the Molinari Collection at Bowdoin College", Brunswick (Maine) 1976, p. 113, n. 385). La cornice, in oro smaltato ad arabeschi in stile francese, venne attribuita per la sua bellezza da Tommaso Puccini a Benvenuto Cellini, o alla sua scuola; si può considerare coeva all'incisione, per il persistere di motivi manieristici nel corso del primo Seicento. 
Cornice tubolare in oro, smaltato sul davanti, con volute terminanti ai quattro vertici con elementi decorativi: in alto una testa di cherubino, in basso un mascherone, ai lati due gigli. 

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