http://dati.culturaitalia.it/resource/oai-culturaitalia-it-museiditalia-work_64736 an entity of type: E22_Man-Made_Object

Acquistato presso l'antiquario Dante De Zucco di Trieste alla IX mostra dell'antiquariato a Firenze, dove portava l'attribuzione a Giovanni Domenico Ferretti (Firenze 1692-1768) e il generico titolo 'La giornata del granduca Gian Gastone de' Medici'; ne fu quindi proposto e ottenuto l'acquisto come documento sia pure di non altissimo valore artistico, di pittura 'storica' fiorentina. Esso è infatti una vivida e precisa rappresentazione di quanto era noto da fonti scritte, e cioé la permanenza a letto del granduca negli ultimi anni della sua vita, il suo circondarsi di personaggi spesso discutibili, l'atmosfera di trascuratezza e rilassamento della corte. Si riconobbe nella stanza ritratta l'attuale sala delle ambre nel Museo degli Argenti, a pianterreno del palazzo, e persino il tavolino in primo piano, disegnato intorno al 1663 da Giacinto Maria Marmi. Ma subito dopo, gli studi di G. De Julis sulle collezioni artistiche dei Riccardi (di cui recentemente è apparso un parziale resoconto su Paragone, 375, 1981, pp. 57-92) potranno al pieno chiarire la datazione del soggetto. Infatti Saverio Dolci, ministro dello scrittoio della famiglia, annotò che il 6 settembre 1735 Cosimino (figlio di Vincenzo Riccardi e di Maddalena Ortensia Gerini, allora in età di diciannove anni) era andato con tre persone della servitù a visistare il granduca su desiderio di quest'ultimo, che lo ricevette "con atti di somma e clementissima amorevolezza" e, deliziato dalle moine del bimbo, lo insignì del cavalierato di S. Stefano e di una rendita vitalizia. Così appunto si vede nel quadro, che il Dolci volle far fare e donare in ricordo dell'occasione, descritta in una solenne scritta latina sulla cornice. Il dipinto fu collocato dapprima nella villa dei Riccardi a Castelpucci e poi trasportato nel palazzo di città. Purtroppo la cornice originale è scomparsa e nel documento non si specifica chi fu l'autore del quadro, che Mina Gregori ha provvisoriamente etichettato come 'Pseudo Marcuola' conoscendone altre opere attribuite appunto al Marcuola ma invece fiorentine. Emergono infatti a quest'epoca, in cui alla committenza granducale ne subentrava una borghese e 'turistica', artisti corsivi e vivaci, difficili da individuare (anche perché mancano critici o biografi di questo livello) ma attivissimi proprio in questo genere di documentazione immediata e non magniloquente di fatti della vita contemporanea: feste cittadine, ritratti di gruppo di stranieri in visita e simili. 
Camera con letto a baldacchino parato di rosso in cui siede Gian Gastone de' Medici con veste da camera azzurra e colletto rosso che porge un foglio al bambino Riccardi vestito di azzurro. Accanto al bimbo la balia ha veste avorio a righe; la dama più dietro veste azzurra. Guarda verso il letto un uomo in parrucca bianca e veste nera, mentre nel gruppo di cinque dietro a lui l'uomo di schiena ha giubba rossa e quello alla sua destra rosso bordeaux. All'estrema sinistra uomo seduto vestito di scuro. 

data from the linked data cloud