http://dati.culturaitalia.it/resource/oai-culturaitalia-it-museiditalia-work_64548 an entity of type: E22_Man-Made_Object

Montatura in filo d'oro con due maglie circolari saldate alle estremità verticali. 
L'opera è stata attribuita dal Kris (1929) a Giovanni Antonio de' Rossi, milanese, vissuto a Firenze dal 1557 presso il granduca Cosimo I in qualità di intagliatore stipendiato. Il Kris riscontra analogie stilistiche con un altro cammeo della raccolta fiorentina rappresentante Enrico II (inv. Gemme 1921, n. 129) e con un cammeo conservato a Parigi (). Il diretto confronto stilistico del cammeo in questione, con il n. 129, ci fa dubitare dell'affermazione del Kris. Il busto di Carlo V è pochissimo rilevato dal fondo e condotto con una sottigliezza che manca al busto di Enrico II. Questo, poi, è tale che l'artefice è riuscito abilmente a sfruttare il diverso colore della pietra per ottenere un effetto di ombreggiature morbide e delicate, con una tecnica sapiente e raffinata. Gli inventari relativi agli anni 1738 e 1786 indicano il busto del personaggio rappresentato, come quello di Andrea Doria, invece che Carlo V come da noi reputato; la figura allegorica, rappresentata sul retro, è citata nell'inventario del 1737 come Marte, e da quello relativo al 1921 come Pallade-Minerva. Questa figura vuole essere perciò il simbolo della forza e del valore del personaggio rappresentato sul diritto. Il rilievo, diversamente dall'altro, è più alto e si distacca con nettezza dal fondo. reputiamo di qualità diversa le due incisioni: la raffinatezza del busto di Carlo V contrasta con l'esecuzione sommaria e meno accurata della figura allegorica, che per quanto linearisticamente coerente, manca di equilibrate proporzioni. L'oggetto è menzionato per la prima volta nell'inventario redatto nel 1676. 

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