http://dati.culturaitalia.it/resource/oai-culturaitalia-it-museiditalia-work_63550 an entity of type: E22_Man-Made_Object

L'opera è stata attribuita dalle fonti cinquecentesche (Gelli) a Michelozz o probabilmente mal interpretando i documenti (Libro del Pialstro) che r i portano pagamenti all'artista per il tabernacolo. Il Baldinucci attribuì i nvece l'opera al Ghiberti. Tuttavia la critica è rimasta ancora in dubb io sull'attribuzione: Burchardt (1855) e Wolgg (1900), Venturi (1908) e Go llo B. (1929), vi intravedevano un esempio del passaggio dall'arte gotica a q uella rinascimentale. L'opera presenta sicuramente riferimenti alla st atua ria classica. Marchini (1944) e Morisani (1951) pensarono ad una cert a inf luenza di Michelozzo. Per Krautheimer (1956) la classicità non è sol o pres ente in alcuni elementi del tabernacolo (conchiglie, pilastrini, ca pitelli corinzi) ma in tutta la figura del San Matteo. La statua è stata r ealizza ta secondo precisi rapporti armonici fra le parti, seguendo canoni umanist ici. Dalla critica è stata ravvista un'influenza della statua sul la pittur a fiorentina (Middelrof, 1955; Bellosi, 1966). La Rinaldi (1977) individua un'influenza della statua sul San Bartolomeo di Mchelozzo a Mon tepulciano databile al 1437 circa. 

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