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Dal codice inedito "Libro delle cronache della chiesa e sacristia et convento della Quercia" di frate Antonio Vittorio di Arezzo risalente al 1576, sembra che a consigliare i Commissari che l'opera fosse affidata ad Andrea Bregno da Milano fosse quel Maestro Danese, esecutore del pavimento della Chiesa, che ormai, attraverso una vita di utili esperienze, aveva acquistato grande pratica di questioni d'arte. Lo schema compositivo del tempietto ritorna con qualche variante nel Monumento a Riario Pietro nella chieda dei Santissimi Apostoli, eseguito in collaborazione con Mino da Fiesole, ma meno vivamente espressivo. Va tuttavia sottolineata la non casualità delle eventuale proposta del Maestro Danese, poiché la personalità del Bregno era ben nota nell'ambiente ecclesiastico in quanto legato da una serie di commissioni per il Cardinale Uditore di Rota Guillermo de Bereiris. 
Nella parte terminale del Tempietto culmina l'arco frontonato decorato al sommo da una palmetta stilizzata a volute e lateralmente poggianti su piccole basi delle bocce affusolate e scanalate simili a torcieri di monumenti funerari. Nell'interno della lunetta, sotto la chiave di volta è raffigurato il busto del Padre Eterno Benedicente circondato da cherubini. Nella fascia soprastante limitata da cornici a ovuli sono raffigurati angeli musicanti. 

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