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Dal codice inedito "Libro delle cronache della chiesa e sacristia et convento della Quercia" di frate Antonio Vittorio di Arezzo risalente al 1576, p. 6 : "Ricordo come l'anno 1490. prima che la provincia nostra havessi questo convento, i soprastanti di questa chiesa dettono e allogorano a maestro Andrea milanese il Tabernacolo della MAdonna, cioè la facciata che di fuora. Che vi dovessi intagliare tutte quelle figure che ne' marmi al presenti si vedono, con le sue colonnette scannellate et in dorate: et ogni cosa a sue spese, si dei marmi, si ancora della tractura d'esse e che dovessi provvedere ogni cosa da per sè, eccetto la calce et ferramenti: et li promessono, per mezzo di detta opera a cottimo, scudi 525 di carlini". Sembra che a consigliare i Commissari che l'opera fosse affidata ad Andrea Bregno da Milano fosse quel Maestro Danese, esecutore del pavimento della Chiesa, che ormai, attraverso una vita di utili esperienze, aveva acquistato grande pratica di questioni d'arte. Lo schema compositivo del tempietto ritorna con qualche variante nel Monumento a Riario Pietro nella chieda dei Santissimi Apostoli, eseguito in collaborazione con Mino da Fiesole, ma meno vivamente espressivo. Va tuttavia sottolineata la non casualità delle eventuale proposta del Maestro Danese, poiché la personalità del Bregno era ben nota nell'ambiente ecclesiastico in quanto legato da una serie di commissioni per il Cardinale Uditore di Rota Guillermo de Bereiris. 
Complesso a base quadrangolare con due porticine di accesso laterali. Esso è decorato in entrabi le facciate. La facciata anteriore ha il basamento, diviso in riquadri, è decorato con marmi policromi. Al di sopra si eleva il corpo del tempietto suddiviso in facciata longitudinalmente in tre spazi, decorato da fascie di nicchie laterali adorne di statue e culminato da un arco frontonato. Le decorazioni che dividono i singoli pannelli sono a candelabro, mentre una fascia di teste di cherubini corre sotto il timpano. 

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