http://dati.culturaitalia.it/resource/oai-culturaitalia-it-museiditalia-work_22873 an entity of type: E22_Man-Made_Object

Statua marmorea colossale raffigurante San Michele Arcangelo in piedi, nel l'atto di rinfoderare la spada. Le ali sono in bronzo e hanno una struttur a traforata, come in bronzo erano la spada e il fodero. La gamba sinistra dell'angelo è leggermente flessa, e la testa, coperta da una folta capigli atura ricciuta che gli scende sulle spalle, volge lievemente verso destra; indossa una lunga tunica coperta da una corazza decorata al centro da una maschera grottesca, mentre l'elmo è a terra dietro la gamba sinistra. 
Riferita correttamente da G. Vasari a Raffaello da Montelupo ( 1550 e 1568 ), la statua venne ascritta da Borgatti (1931) a Guglielmo della Porta, ap rendo un dibattito attributivo conclusi col ritrovamento da parte di D'Ono frio ( 1971) di documenti contabili del 1544 (giugno, agosto, ottobre) che attestano definitivamente la paternità di Raffaello. L'Arcangelo, da inse rire nell'ambito dei lavori compiuti a Castello da Paolo III Farnese, era in orgine collocato in cima alla fortezza, sul tetto del cosiddetto masche tto, a ricordo della miracolosa apparizione del 590. Lassù rimase fino al 1747, quando, sostituito dal nuovo angelo bronzeo di Peter Anton van Versc haffelt (1752) voluto da Benedetto XIV, fu traferito all'interno di una ni cchia disegnata da Nicola Michetti al termine della rampa diametrale.Nel 1 903 fu trasferito nell'attuale collocazione da M. Borgatti, che restaurò l a statua e la dotò di nuovi spada e fodero bronzei. La critica nel valutar e la scultura ha generalmente operato una netta distinzione tra l'importan za storica e simbolica del pezzo e i suoi più modesti risultati stilistici e formali, che vanno però considerati anche in rapporto con le forti alte razioni che il marmo ha subito nel corso del tempo,in particolare durante i restauri del 1660 diretti dal giovane Gian Lorenzo Bernini, quando venn ero sostituiti, tral'altro, il braccio destro, il ginocchio destro e la tu nica (Contardi 1991). 

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